13 giugno 2007
Per avviare il processo standard di installazione da CD o DVD, riavviare il computer mentre il primo CD o il primo DVD è inserito nell'unità CD-ROM o DVD.
Per istruzioni relative all'installazione rapida da CD o DVD, consultare SUSE Linux Enterprise Desktop 10 SP1 Riferimento rapido di installazione . Per istruzioni maggiormente dettagliate, consultare la guida alla distribuzione SUSE Linux Enterprise Desktop 10 SP1 Deployment Guide (in lingua inglese) .
Per utilizzare dischi iSCSI durante l'installazione, aggiungere il seguente parametro alla riga di parametro del kernel:
withiscsi=1
Nel corso dell'installazione, viene visualizzata una schermata aggiuntiva che consente di collegare i dischi iSCSI al sistema e utilizzarli nel processo di installazione.
Qualora si desideri utilizzare informazioni EDD ( /sys/firmware/edd/<dispositivo>) per identificare i dispositivi di memorizzazione, modificare le impostazioni di default del programma di installazione utilizzando un parametro del kernel aggiuntivo.
Requisiti:
Il BIOS fornisce le informazioni EDD complete (disponibile in /sys/firmware/edd/<dispositivo>).
I dischi vengono contrassegnati da una firma dell'MBR univoca (disponibile in /sys/firmware/edd/<dispositivo>/mbr_signature).
Procedura:
Aggiungere il parametro use_edd=1 ai parametri del kernel durante l'installazione iniziale.
L'elenco di id del dispositivo nel programma di installazione mostra l'ID EDD (ad esempio, edd_dev80_part1) invece dell'ID del dispositivo di default.
Il sistema utilizza tali ID di·dispositivo per l'installazione e il runtime (ad esempio, in /etc/fstab e bootloader).
Se sul proprio computer è stato installato e configurato una SAN iSCSI e su tale SAN sono stati configurati dischi o volumi EVMS, il proprio volume EVMS potrebbe risultare non visibile o accessibile. Questo problema è causato dall'avvio EVMS che avviene prima dell'avvio del servizio iSCSI. Le operazioni di avvio ed esecuzione di iSCSI devono avere luogo prima di poter accedere a qualsiasi altro disco o volume sulla SAN iSCSI.
Per risolvere questo problema, immettere chkconfig evms on o chkconfig boot.evms on sulla console del server Linux di ciascun server che fa parte della SAN iSCSI. Questo garantisce che EVMS e iSCSI vengano avviati nell'ordine corretto ogniqualvolta si verifica il riavvio dei server.
Se si prevede di aggiungere dispositivi di memorizzazione aggiuntivi aggiuntive al sistema dopo aver effettuato l'installazione del sistema operativo, si consiglia vivamente di utilizzare nomi di dispositivo permanenti per tutti i dispositivi di memorizzazione durante l'installazione. Di default, il programma di installazione si serve dei nomi di dispositivo forniti dal kernel.
Durante l'installazione, accedere al partizionatore. Per ciascuna partizione, selezionare e aprire la finestra di dialogo . Ogni opzione di creazione, ad eccezione di , fornisce nomi di dispositivo permanenti.
Per fare in modo che un sistema già installato utilizzi i nomi di dispositivo permanenti, procedere nel modo descritto precedentemente per tutte le partizioni esistenti. Inoltre, è necessario riavviare il modulo bootloader in YaST affinché anche il bootloader utilizzi i nomi di dispositivo permanenti. Avviare il modulo e selezionare per scrivere sul disco la nuova configurazione proposta. È necessario effettuare questa operazione prima di aggiungere nuovi dispositivi di memorizzazione.
Per ulteriori informazioni, consultare http://en.opensuse.org/Persistant_Storage_Device_Names (in lingua inglese).
Con SUSE Linux Enterprise Desktop 10, "cryptoloop" è stato reso il modulo di cifratura di default. NLD 9 utilizzava twofish256 con loop_fish2 con 256 bit. Ora ci si serve di twofish256 con cryptoloop con 256 bit. Il vecchio twofish256 è disponibile come twofishSL92.
È possibile modificare il tipo di cifratura in /etc/cryptotab o in YaST.
Quando si modifica la modalità di montaggio del dispositivo principale (ad esempio mediante UUID o etichetta) in YaST, è necessario salvare di nuovo la configurazione del bootloader per rendere le modifiche permanenti per il bootloader.
L'impostazione visualizzata dal bootloader YaST2 è l'impostazione che diventa effettiva dopo la configurazione.
Per avviare l'aggiornamento standard da CD-ROM o DVD, riavviare il computer mentre il primo CD o il primo DVD è inserito nell'unità CD-ROM o DVD. Selezionare invece di aggiornare l'installazione.
Per effettuare l'aggiornamento da SLED 10 GA a SLED 10 SP1 nel sistema in esecuzione (invece di effettuare prima l'avvio di un sistema di installazione), attenersi a una delle procedure esposte di seguito:
Prima di effettuare l'aggiornamento in linea di SP1, assicurarsi che la propria versione di SLED 10 GA sia registrata con un codice di registrazione valido e che siano state installate tutte le patch di SLED 10 disponibili.
Avviare Software Updater facendo clic con il pulsante sinistro del mouse sull'icona del pannello di controllo (in genere un globo, ma il colore e l'aspetto cambiano a seconda della disponibilità di un collegamento di rete e di nuovi aggiornamenti) nell'area di notifica del pannello.
Selezionare la patch , quindi fare clic su .
Attendere la visualizzazione di un messaggio che avverte che l'operazione è stata effettuata correttamente.
Viene visualizzata una piccola finestra popup che informa che il server di aggiornamento è stato modificato in nu.novell.com.
In seguito, una finestra popup richiederà di fornire la parola d'ordine root.
Dopo aver installato l'aggiornamento, viene visualizzata una finestra in cui è possibile effettuare la selezione delle patch.
Selezionare le patch desiderate, quindi fare clic su .
Una volta portato a termine il processo di aggiornamento, riavviare il computer.
Avviare il Centro di controllo di YaST.
GNOME: Fare clic su .
KDE: Fare clic sul pulsante di menu > .
Nel menu a sinistra, fare clic su , quindi su a destra.
Selezionare la patch .
Avviare il modulo Online Update nel Centro di controllo di YaST.
Selezionare solo la patch denominata (dovrebbe essere l'unica già selezionata).
Aggiornare tutti gli altri pacchetti;
dopodiché, il sistema sarà aggiornato a SP1.
Riavviare il computer.
Eseguire rug in -y -t patch switch-update-server.
In una shell, digitare /usr/bin/switch-update-server nella riga di comando.
Utilizzare rug sl per essere certi che il server di aggiornamento sia ora nu.novell.com.
Eseguire i comandi seguenti:
rug sub SLED10-Updates.
rug in -y -t patch move-to-sled10-sp1.
rug refresh
rug sub SLED10-SP1-Online
rug in -y -t patch sledp1o-liby2util-devel
rczmd restart
Per installare la patch di·aggiornamento, eseguire i comandi seguenti:
rug up
rug in -y -t patch product-sled10-sp1
Riavviare il computer.
Se non è possibile effettuare l'accesso diretto a https://update.novell.com se non attraverso un server proxy obbligatorio, procedere come indicato nella sezione di documentazione tecnica Technical Information Document (TID) all'indirizzo http://www.novell.com/support/search.do?cmd=displayKC&docType=kc&externalId=3377050&sliceId=SAL_Public (in lingua inglese).
I prodotti SUSE Linux Enterprise 10 offrono diversi percorsi di migrazione per l'aggiornamento del sistema a SP 1. Ciò è importante se si prevede di sottoporre a migrazione un sistema su cui sono installati prodotti aggiuntivi o pacchetti dei moduli del kernel (ad esempio, driver di terze parti come ATI o nVidia).
L'aggiornamento del sistema mediante PatchCD è possibile esclusivamente se non è stata registrata in precedenza alcuna ulteriore fonte di installazione (come SDK). In tal caso, è possibile ovviare indicando PatchCD tramite FTP/NFS/HTTP quale fonte di installazione.
L'aggiornamento di un sistema su cui sono installati pacchetti dei moduli del kernel di terze parti per schede grafiche ATI o nVidia richiede un'attenzione particolare. Quando si aggiorna un sistema dotato di tali pacchetti, sono due le opzioni disponibili:
(Scelta consigliata) Si dovrebbe aggiungere una fonte aggiuntiva per la scheda grafica in questione prima che le dipendenze del pacchetto vengano risolte. Una volta fatto ciò, i moduli ATI o nVidia verranno aggiornati correttamente. I percorsi per queste fonti sono:
http://www2.ati.com/suse/sle10sp1 http://download.nvidia.com/novell/sle10sp1
Se non è specificata alcuna fonte aggiuntiva, viene richiesto di risolvere manualmente le dipendenze del pacchetto. Tuttavia, i pacchetti dei moduli del kernel e di driver di grafica non possono essere risolti automaticamente. Viene offerta la possibilità di rimuovere ciascun pacchetto o ignorare la dipendenza, ma è necessario rimuovere i pacchetti per riportare correttamente il sistema all'unità Open Source. La non rimozione di tali pacchetti comporterà l'errore di caricamento di X dopo il completamento del processo di installazione.
Per ulteriori informazioni, consultare Migration to SP1 with Add-on and kmps (in lingua inglese).
Qualora si utilizzino driver ATI o nVidia, consigliamo di consultare con attenzione le seguenti informazioni prima di effettuare l'aggiornamento a SLED 10 SP1. In genere, un driver non aggiornato può causare, al momento dell'aggiornamento, un conflitto che richiede l'intervento da parte dell'utente. Nel caso in cui si ignorino accidentalmente tali conflitti, o si elimina il driver, il sistema potrebbe non essere più in grado di effettuare l'avvio in modalità grafica.
È supportato solo l'aggiornamento delle versioni dei driver installate durante l'installazione iniziale di SUSE Linux Enterprise 10 dai cataloghi del software precedentemente definiti.
Nel corso di un aggiornamento del sistema, i cataloghi del software necessari disponibili su ati.com e nvidia.com non vengono riconosciuti dal sistema ma aggiunti dopo la registrazione del sistema al Centro clienti Novell. Questo implica che non sono disponibili versioni dei driver conformi a SP1 per la scheda grafica in questa fase dell'aggiornamento. Il sistema richiederà di risolvere il conflitto di dipendenza manualmente. Dopo che i cataloghi corrispondenti saranno stati aggiunti, il sistema estrarrà automaticamente il driver necessario.
Avviare il sistema mentre è inserito il CD o il DVD di SUSE Linux Enterprise 10 Service Pack 1.
Selezionare .
Dopo che il sistema avrà terminato la valutazione della selezione di software, verrà visualizzato un messaggio che avverte del conflitto di dipendenza del software.
Selezionare la rimozione di ati-fglrx-kmp o nvidia-gfx-kmp.
Rimuovere il pacchetto del driver x11 corrispondente.
Per ati-fglrx-kmp, rimuovere x11-fglrx-video.
Per nvidia-gfx-kmp, rimuovere x11-nvidia-video.
Proseguire con l'aggiornamento.
Durante il processo di aggiornamento, il sistema verrà riavviato. Potrebbe venire visualizzato il seguente messaggio, una volta o più:
L'installazione precedente non è riuscita.
Selezionare per continuare l'installazione.
Nel corso dell'installazione, assicurarsi di registrare il proprio sistema e di installare tutti gli aggiornamenti disponibili.
Se si salta questo passaggio durante l'installazione, è possibile effettuare la registrazione in seguito aprendo YaST e quindi facendo clic su . Una volta registrato (o attivato) il sistema, è possibile installare gli aggiornamenti facendo clic sull'icona di Zen Updater presente nella parte inferiore destra del desktop. Questa operazione deve essere eseguita prima del passaggio 8.
Per utilizzare il driver proprietario ATI o nVidia dopo aver completato l'aggiornamento:
In GNOME, fare clic su .
Nella categoria , selezionare .
Seguire le istruzioni di volta in volta visualizzate per l'attivazione di Desktop Effects.
Seguire le istruzioni riportate nella sezione 2.2, Upgrade a SP1 (aggiornamento in linea) che·indicano come eseguire un aggiornamento in linea.
I driver aggiornati verranno installati automaticamente.
MIT Kerberos viene ora utilizzato al posto di Heimdal. Non è sempre possibile convertire automaticamente una configurazione Heimdal esistente. Durante l'aggiornamento del sistema, le copie di backup dei file di configurazione vengono creati in /etc con il suffisso .heimdal. Le impostazioni di configurazione generate da YaST in /etc/krb5.conf vengono convertite; verificare tuttavia che i risultati ottenuti siano soddisfacenti.
Prima di avviare l'aggiornamento, è necessario decifrare un database Heimdal esistente in un file leggibile mediante il comando kadmin -l dump -d heimdal-db.txt. In tal modo, è possibile creare un elenco di entità principali disponibili che è possibile ripristinare a una a una mediante KDC da MIT Kerberos. Per ulteriori informazioni sulla configurazione di un KDC, consultare la documentazione fornita con il pacchetto krb5-doc.
Per configurare un client Kerberos, avviare il modulo YaST·Kerberos Client e immettere i propri valori per , e .
Durante l'aggiornamento di un sistema con il modulo snd-intel8x0 (per chip su scheda Intel, SIS, AMD e NVIDIA), il sistema potrebbe non essere in grado di caricare il modulo al riavvio poiché l'opzione del modulo è stata rimosso dalla versione più recente. Per risolvere il problema, riconfigurare il suono del sistema mediante YaST.
Sono ora supportati i seguenti nuovi componenti hardware mediante gli aggiornamenti di driver e ID PCI:
Driver Broadcom tg3 aggiornato alla versione 3.69c, con supporto aggiuntivo di chipset BCM5754, BCM5755, BCM5715S, BCM5722, BCM5787M, BCM5906M.
Driver Broadcom bnx2 aggiornato alla versione 1.5.1c, con supporto aggiuntivo di chipset BCM5709, BCM5708S e difetto di rinnovo IP corretto.
Aggiunto il driver QLogic qla3xxx versione 2.02.00-k36.
Driver Intel e1000 aggiornato alla versione 7.3.15-NAPI con supporto aggiuntivo di chipset ICH8.
Aggiunto il driver NetXEN netxen versione 2.20.
Driver Marvell sky2 aggiornato alla versione 1.10, correzione alla gestione degli interrupt e funzionalità di sospensione/ripristino perfezionate.
Driver Intel ipw3945 aggiornato alla versione 1.1.0 e separato dal pacchetto wlan-kmp fornito da ipw3945.
Driver Adaptec aic94xx aggiornato alla versione 1.0.2 con supporto di espansore tra wide port.
Driver Adaptec aic79xx aggiornato al supporto di 29320ALP HBA.
Driver Emulex lpfc aggiornato alla versione 8.1.10.2, con integrazione sysfs avanzata e interfacce di gestione migliorate
Driver LSI mptsas aggiornato alla versione 3.04.02-suse con supporto aggiuntivo di chipset LSI1078, SAS6i.
Driver LSI megaraid_sas aggiornato alla versione 3.05 con supporto aggiuntivo di chipset LSI1078, LSI1068.
Driver LSI megaraid_mbox aggiornato alla versione 2.20.4.9.
Driver LSI megaraid_mm aggiornato alla versione 2.20.2.7.
Driver QLogic qla2xxx aggiornato alla versione 8.01.07-k3, con supporto aggiuntivo di chipset ISP54XX e QLE220, QLE2432 HBA e callback dump_poll() mantenuto.
Driver QLogic qla4xxx aggiornato alla versione 5.01.00-d1 con supporto aggiuntivo di QLA4010, QLA4022 HBA.
Driver HP cciss aggiornato alla versione 3.6.14.
Supporto aggiuntivo di chipset Realtek ALC861.
Supporto aggiuntivo dei chipset Intel 965 e VIA CLE266.
Nuova funzione di risparmio energetico SATA AHCI.
Supporto degli stati C2 e C3 su piattaforme mobility x86-64.
Supporto di memoria fino a 1024 GB su piattaforme x86-64.
Migliore supporto della memoria hot-add.
Supporto di ACPI 3.0 System Locality Information Table (SLIT).
Se si effettua l'upgrade da SLED 10 a SLED 10 SP1 e sul proprio computer è installato Novell Client™ 1.2 per Linux, il client 1.2, sebbene non supportato su SLED 10 SP1, funzionerà con perdite di funzionalità minime.
Novell Client 2.0 per SLED 10 SP1 sarà presto disponibile alla pagina Download Novell.
Il client iFolder™ 3.4 per SLED 10 SP1, disponibile alla pagina Download Novell, consente agli utenti la condivisione dei propri file locali mediante un server centrale Novell iFolder 3.2. Gli utenti possono creare più cartelle iFolder, condividere ciascuna iFolder con altri utenti e stabilire i diritti di accesso di ogni membro ai dati delle cartelle iFolder. Gli utenti possono inoltre partecipare alle cartelle iFolder condivise con loro da altri utenti.
Il client iFolder 3.4 per SLED 10 SP1 è disponibile per architetture a·32 bit (i586) e 64 bit (x86_64). Il client si compone di tre moduli: iFolder, Nautilus e Simias. Ciascuno dei file compressi scaricati contiene i tre moduli adatti per l'architettura indicata.
Per utilizzare il client, l'utente deve inoltre disporre di un conto iFolder sul server Novell iFolder 3.2.
Per ulteriori informazioni, consultare la guida dell'utente di iFolder, iFolder 3.4 Client User Guide (in lingua inglese).
SuSEfirewall2 è attivato per default. Pertanto, per default non è possibile effettuare il login da sistemi remoti. Questo firewall interferisce anche con le applicazioni multicast e di navigazione in rete, quali SLP, Samba ("Network Neighborhood") e alcuni giochi. Per ottimizzare le impostazioni del firewall, utilizzare YaST.
Gli strumenti di gestione software basati su ZMD (rug, zen-installer e zen-updater) mostrano pacchetti dei servizi eliminati.
Di seguito alcuni dei passaggi di base per eseguire XGL con hardware di grafica ATI o nVidia supportato:
Assicurarsi che siano installati i pacchetti gcc e kernel-source.
Aprire la pagina Web http://www.nvidia.it/object/linux_it.html e scaricare il driver adatto per il proprio hardware. Questo sarà un file con estensione .run
In un terminale utilizzato come radice, eseguire il comando init 3 per passare al runlevel 3.
Utilizzare chmod per rendere eseguibile il file .run del passaggio 2.
Eseguire il file di utilità ( .run), rispondendo "Sì" a tutte le domande
Dopo che l'installazione sarà completata, si consiglia di riavviare il sistema, sebbene possa risultare sufficiente sulla maggior parte degli hardware effettuare l'esecuzione del comando init 5.
Tornare al desktop. Ora dovrebbe essere possibile abilitare normalmente 3D Desktop Effects (Xgl).
Assicurarsi che siano installati i pacchetti gcc e kernel-source.
Aprire la pagina Web http://ati.amd.com/support/driver.html (in lingua inglese) e scaricare il driver adatto per il proprio hardware. Questo sarà un file con estensione .run
(il driver ati-driver-installer-8.34.8-x86.x86_64.run è stato pubblicato il 21 febbraio 2007).
Generare un pacchetto del driver specifico per la distribuzione.
Eseguire il programma di installazione utilizzando la console come radice:
sh ati-driver-installer-8.34.8-x86.x86_64.run --listpkg
Ciò consente di ottenere l'elenco delle distribuzioni che è possibile utilizzare per creare un driver.
Eseguire il seguente comando aggiungendo alla fine la distribuzione di cui si è in possesso:
Ad esempio: sh ati*.run --buildpkg SuSE/SLED10-IA32
Il programma di installazione del driver ATI creerà un pacchetto del driver adatto al proprio sistema, individuabile in /usr/src/packages/RPMS/i386 o /usr/src/packages/RPMS/x86_64.
Installare il pacchetto del driver.
Se si è nel runlevel 5, passare al runlevel 3 digitando il seguente comando come radice:
init 3
Eseguire il login e accedere alla directory contenente i pacchetti del driver appena creati.
Ad esempio: cd /usr/src/packages/RPMS/i386
Installare i pacchetti del driver:
rpm -Uvh fgl*.rpm
Assicurarsi di installare i seguenti pacchetti:
x11-video-fglrxG01
ati-fglrxG01-kmp-<kernel-flavor>
<kernel-flavor>, a seconda del kernel installato. Utilizzare uname -r per cercare il kernel di default/smp/bigsmp installato.
Una volta completata l'installazione, avviare l'utilità aticonfig.
ldconfig aticonfig --initial --input=/etc/X11/xorg.conf
Configurare il driver ATI appena installato eseguendo il seguente comando:
sax2 -r -m 0=fglrx
Questo comando fa in modo che mosax2 utilizzi il driver fglrx. Configurare la risoluzione, salvare e uscire
Dopo che l'installazione sarà completata, si consiglia di riavviare il sistema, sebbene possa risultare sufficiente su alcuni hardware effettuare l'esecuzione del comando init 5.
Tornare al desktop. Ora dovrebbe essere possibile abilitare normalmente 3D Desktop Effects (Xgl).
Abilitando Xgl durante l'utilizzo di driver di grafica proprietari, per default viene disabilitata la possibilità di mettere il computer in sospensione sulla RAM o su disco, poiché tali funzionalità potrebbero generare errori e causare la perdita di dati. È possibile attivare tali funzioni manualmente modificando il file /etc/powersave/sleep.
Per attivare la funzione di sospensione sulla RAM, impostare il seguente valore su No:
DISABLE_USER_SUSPEND2RAM=”no”
Per attivare la funzione di sospensione su disco, impostare il seguente valore su No:
DISABLE_USER_SUSPEND2DISK=”no”
Prima di lavorare, si consiglia di provare le funzioni di sospensione e ripristino dopo aver modificato questi valori per essere certi che funzionino correttamente.
Xen è stato aggiornato alla versione 3.0.4 con caratteristiche selezionate. Questa nuova versione comprende nuovi strumenti, supporta buffer di frame paravirtualizzato, consente l'esecuzione di computer virtuale a 32 bit su un hypervisor a 64 bit e offre un migliore supporto guest completamente virtualizzato.
Lo strumento di installazione del computer virtuale è stato spostato dalla categoria in YaST alla nuova categoria . Lo strumento di installazione del computer virtuale è stato riscritto al fine di poter usufruire dei vantaggi offerti dalle nuovi caratteristiche Xen e di rendere possibile una migliore integrazione di altri strumenti di virtualizzazione. Lo strumento di installazione di un computer virtuale può essere eseguito in modalità grafica o testo. Per il funzionamento in modalità grafica, installare il pacchetto facoltativo python-gtk. Per ulteriori informazioni, consultare la pagina vm-install.
È stato aggiunto uno strumento facoltativo di gestione del computer virtuale. Per utilizzarlo, installare il pacchetto virt-manager e attivarlo dalla categoria di YaST. Lo strumento al momento non gestisce le configurazioni del computer virtuale non note a xend (ovvero, quelle in /etc/xen/vm che non sono in esecuzione). Per porre una configurazione del computer virtuale sotto il controllo di xend, eseguire il comandoxm new. Quindi è possibile gestire il computer virtuale con virt-manager.
Lo strumento di installazione del computer virtuale visualizza ora, per default, i computer virtuali con VNC piuttosto che con SDL, in modo da garantire l'interoperabilità con virt-manager.
Eventuali problemi con l'accesso VNC potrebbero essere dovuti alle porte VNC selezionate dinamicamente. La soluzione più semplice a questo problema è quella di utilizzare virt-manager (che controlla la porta in in xenstore) per aprire il display. È inoltre possibile utilizzare il seguente script per collegare il vncviewer alla porta VNC dinamica:
#!/bin/sh set -e domid=`xm domid “$1”` port=`xenstore-read /local/domain/${domid}/console/vnc-port` vncviewer ::$port
Quando si esegue l'aggiornamento da SLED10 a SLED10 SP1, tutte le modifiche apportate alla configurazione del dominio 0 (in /etc/xen/xend-config.sxp) andranno perdute. È necessario reinserire manualmente le modifiche salvate in /etc/xen/xend-config.sxp.rpmsave. Inoltre, il formato dei file di definizione del computer virtuale sono state modificate, rendendo necessario aggiornare i file di definizione di tutti i computer virtuali.
Nel corso dell'installazione con XEN su una nuova installazione, accertarsi di selezionare l'opzione nella schermata GRUB durante il primo avvio e non . L'impostazione passerà per default alla seconda opzione, che indica che l'installazione verrà completata in modalità testo.
I computer virtuali paravirtualizzati con XEN non possono essere installati da CD.
Se si seleziona il modello XEN durante l'installazione iniziale, il pacchetto virt-manager non viene installato. È necessario installare il pacchetto dopo aver portato a termine l'installazione di SLED 10 SP1.
Dopo aver installato SLED 10 SP1 in un'istanza del computer virtuale VMWare, SLED potrebbe non essere in grado di creare le partizioni del disco virtuale al momento dell'avvio. Nel caso in cui si verifichi ciò, modificare l'impostazione da a durante l'installazione.
Nella schermata , fare clic sul collegamento .
Nella schermata , selezionare l'opzione . Se si desidera modificare lo schema di partizionamento, selezionare l'opzione o . Fare quindi clic su .
Nella schermata , eseguire i seguenti passaggi per tutte le partizioni elencate che si desidera montare (comprese le partizioni swap) o per ciascuna nuova partizione creata.
Selezionare la partizione e fare clic su .
Nella finestra di dialogo , fare clic su .
Nella finestra di dialogo , selezionare l'opzione sotto , quindi fare clic su .
Fare clic su nella finestra di dialogo.
NOTA: il disco rigido di base visualizzato anch'esso nell'elenco della schermata (generalmente come /dev/sda o /dev/sdb) non necessita modifiche. Il nome delle partizioni terminerà con un numero (ad esempio /dev/sda1 o /dev/sdb2).
I driver di grafica proprietari ATI e NVIDIA non sono supportati con Xen.
Se si desidera accedere a un dominio Active Directory ".local" durante l'installazione di SLED 10 SP1, disabilitare la gestione mdns aggiungendo mdns off al file /etc/host.conf.
Di default, per KDE non è abilitato il supporto IPv6. Per abilitarlo, utilizzare l'editor /etc/sysconfig di YaST. Questa funzione è disabilitata di default perché gli indirizzi IPv6 non sono supportati da tutti i provider di servizi Internet e, di conseguenza, potrebbero verificarsi errori durante la navigazione sul Web e ritardi nella visualizzazione delle pagine Web.
Questa sezione contiene alcune modifiche tecniche e miglioramenti apportati per gli utenti esperti.
Le nuove installazioni non prevedono più il supporto di JFS. Benché il driver del file system del kernel sia ancora disponibile, in YaST non è più possibile eseguire il partizionamento con JFS.
Gli eventi hotplug sono ora completamente gestiti dal daemon udev (udevd). Il sistema di multiplexing degli eventi in /etc/hotplug.d e /etc/dev.d non viene più utilizzato. Adesso udevd chiama direttamente tutti gli strumenti hotplug helper in base alle relative regole. Le regole udev e gli strumenti helper vengono forniti da udev e da altri pacchetti.
Alcuni portatili Intel Core Duo o Core 2 Duo producono un sibilo piuttosto forte quando lavorano alimentati da batteria. Se tale problema si verifica frequentemente, è possibile ovviare il problema indicando max_cstate=2 quale parametro di avvio oecho 2 >/sys/module/processor/parameters/max_cstate al momento del runtime. Si tenga presente che questa soluzione potrebbe comportare una riduzione della durata della batteria.
Di default, la chiamata di su per diventare utente root non imposta il PATH per il root. In questo caso, chiamare su per avviare la shell di login con l'ambiente completo per l'utente root oppure impostare ALWAYS_SET_PATH su yes in /etc/default/su, in modo da modificare il comportamento di default di su.
Lo script della shell sux è stato rimosso. La funzionalità di inoltro di chiavi xauth tra utenti è ora gestito dal modulo pam_xauth e da su.
cardmgr non supporta più la gestione delle PC card che ora sono controllate da un modulo del kernel come con le schede Cardbus e altri sottosistemi. Tutte le operazioni necessarie sono eseguite da hotplug. Lo script di avvio pcmcia è stato rimosso e cardctl è stato sostituito da pccardctl. Per ulteriori informazioni, vedere /usr/share/doc/packages/pcmciautils/README.SUSE.
I pacchetti Java sono stati modificati affinché fossero conformi allo standard JPackage. Per ulteriori informazioni, vedere /usr/share/doc/packages/jpackage-utils.
Se non si è soddisfatti delle impostazioni internazionali di default, è possibile modificarle in ~/.i18n. Le voci in ~/.i18n sovrascrivono le impostazioni di default del sistema in /etc/sysconfig/language. Utilizzare gli stessi nomi di variabile ma senza i prefissi dello spazio dei nomi RC_, ad esempio scrivere LANG anziché RC_LANG. Per informazioni generali sulle impostazioni internazionali, consultare la sezione 19.4 "Language and Country-Specific Settings" nella guida alla distribuzione S USE Linux Enterprise Desktop 10 SP1 Deployment Guide (in lingua inglese).
Molte applicazioni utilizzano ora D-BUS per le comunicazioni IPC (comunicazioni interprocesso, interprocess communication). Chiamare dbus-launch per avviare dbus-daemon. Il file /etc/X11/xinit/xinitrc del sistema utilizza il comando dbus-launch per avviare il gestore finestre.
Se si dispone di un file ~/.xinitrc locale, è possibile modificarlo di conseguenza. Altrimenti, le applicazioni com F-Spot, Helix Banshee, Tomboy o NetworkManager potrebbero restituire errori. Salvare il vecchio file ~/.xinitrc, quindi copiare il nuovo file di modello nella propria home directory con:
cp /etc/skel/.xinitrc.template ~/.xinitrc
Infine, aggiungere le impostazioni personalizzate dal file .xinitrc salvato.
Per motivi di compatibilità con LSB (Linux Standard Base), quasi tutti i file di configurazione e lo script di inzializzazione sono stati rinominati daxntp in ntp. I nuovi nomi dei file sono:
/etc/slp.reg.d/ntp.reg
/etc/init.d/ntp
/etc/logrotate.d/ntp
/usr/sbin/rcntp
/etc/sysconfig/ntp
Su alcuni computer, l'adattamento della frequenza CPU può causare interruzioni quando il computer è inattivo o quando viene avviato il daemon powersave. In tal caso, disabilitare il daemon powersave al momento dell'installazione utilizzando come parametro di avvio POWERSAVE=off.
Quando questo parametro non viene specificato nel processo di avvio del CD iniziale durante l'installazione, è necessario disabilitare powersaved in seguito utilizzando chkconfig powersaved off.
L'APIC IO e locale per architetture x86 a 32 bit è stato modificato. Un APIC IO e locale (I/O Advanced Programmable Interrupt Controller) è un elemento di sostituzione di controller interrupt per PC dotato di supporto SMP. I sistemi SMP e tutti i recenti sistemi a un processore dispongono di tale controller.
Finora, l'APIC IO e locale disattivato di default sui sistemi a un processore è stato attivato manualmente utilizzando il parametro del kernel dell'apic. Ora viene eseguito di default e può essere disattivato manualmente. Per i sistemi a 64 bit, l'APIC è sempre abilitato di default.
Qualsiasi sistema con una versione del BIOS successiva al 2001 dispone di un APIC IO e locale attivato di default, a meno che l'APIC IO e locale non sia disattivato nel BIOS o non sia stato disattivato dall'utente.
Qualsiasi BIOS Intel più recente del 1998 possiede un APIC IO e locale attivato di default.
Tutti i sistemi con più di una CPU sono dotati di APIC IO e locale attivato di default.
Se si verificano problemi e i dispositivi non funzionano correttamente, è possibile applicare manualmente le seguenti opzioni di configurazione:
Per disattivare l'APIC locale, utilizzare nolapic (ciò comporta la disattivazione degli APIC IO).
Per disattivare l'APIC IO, utilizzare noapic.
Per ottenere le stesse impostazioni di default delle precedenti versioni, utilizzare nolapic.
È possibile configurare le impostazioni di ulimit in /etc/sysconfig/ulimit. Per default, solo due limiti vengono modificati nelle impostazioni di default del kernel:
SOFTVIRTUALLIMIT=80 limita un processo singolo affinché non venga allocato più dell'80% della memoria virtuale disponibile (RAM e swap).
SOFTRESIDENTLIMIT=85 limita un processo singolo affinché non occupi più dell'85% della memoria fisica (RAM).
I limiti logici possono essere ignorati dall'utente mediante il comando ulimit. I limiti fisici, invece, possono essere ignorati solo dall'utente root.
Il valori sono stati scelti in modo moderato, così da non interrompere il flusso di lavoro precedente. Se non si eseguono processi che richiedono molta memoria, impostare questi limiti a valori più bassi così da fornire una protezione più efficace contro i processi impazziti. I limiti sono intesi per processo e pertanto non costituiscono una protezione effettiva contro utenti malintenzionati. I limiti sono concepiti per offrire una protezione contro l'accidentale utilizzo eccessivo di memoria.
Per configurare limiti differenti in base all'utente, utilizzare la funzionalità pam_limits e configurare /etc/security/limits.conf. Il pacchetto ulimit non è necessario per questa operazione, ma è possibile servirsi di entrambi i meccanismi in parallelo. I limiti configurati in limits.conf sono prioritari rispetto ai valori di default globali del pacchetto ulimit.
I pacchetti dei moduli del kernel (KMP, Kernel Module Packages) possono ora aggiornare il database ID PCI di un sistema al fine di dotarlo del supporto di nuovi componenti hardware.
Per aggiornare il database ID di un sistema, un KMP installa un file contenente le informazioni di ID PCI aggiornate nella directory /user/share/pci.id.d/. Tale file contiene le informazioni di ID PCI formattate mediante la sintassi standard del file pci.ids (vedere http://pciids.sourceforge.net/pci.ids).
Per unire le informazioni di ID PCI nel database ID PCI del sistema, la sezione %post di un KMP del relativo file spec deve contenere:
if [ -x /usr/bin/merge-pciids -a -x /usr/bin/perl ]; then /usr/bin/merge-pciids else echo “ERROR: merge-pciids or perl not found” fi
Leggere i file README contenuti nel CD.
È possibile ottenere informazioni di changelog dettagliate relative a un pacchetto specifico dagli stessi RPM utilizzando il seguente comando:
rpm --changelog -qp <FILENAME>.rpm
Dove <FILENAME>.rpm è il nome dell'RPM.
Il fileChangeLog presente nel primo livello del primo CD contiene un log cronologico di tutte le modifiche apportate a questi pacchetti aggiornati.
Consultare la pagina http://www.novell.com/it-it/linux/ per le ultime novità sui prodotti Linux di SUSE®/Novell®.
Per la documentazione relativa a SUSE Linux Enterprise Desktop 10 SP1, vederehttp://www.novell.com/it-it/documentation/sled10.
Nella documentazione di Novell, il simbolo maggiore di (>) viene utilizzato per separare le azioni di uno stesso passo di procedura e gli elementi in un percorso di riferimenti incrociati.
Un simbolo di marchio (®, ™, ecc.) denota un marchio di fabbrica di Novell. Un asterisco (*) denota un marchio di fabbrica di terze parti.
Novell, Inc. non rilascia alcuna dichiarazione e non fornisce alcuna garanzia in merito al contenuto o uso di questa documentazione e in particolare non riconosce alcuna garanzia espressa o implicita di commerciabilità o idoneità per uno scopo particolare. Novell, Inc. inoltre si riserva il diritto di aggiornare la presente pubblicazione e di modificarne il contenuto in qualsiasi momento, senza alcun obbligo di notificare tali revisioni o modifiche a qualsiasi persona fisica o giuridica.
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